LA BADANTE: IL NUOVO ROMANZO DI MATTEO COLLURA ALL'ANTICO CAFFE' SAN MARCO DI TRIESTE

September 23, 2015

Sabato 17 ottobre alle ore 18 all'Antico Caffé San Marco di Trieste

Introdurrà: Alessandro Rocco

organizzano: l'Associazione Iniziativa Europea e l'Associazione Culturale e Ricreativa Siciliana di Gorizia

 

Il dono di interpretare ed immedesimarsi  nei moti dell’animo umano  fornisce allo scrittore un raffinato strumento che gli permette di  cogliere e descrivere, molte volte mentre essi sono ancora in evoluzione o non ancora perfettamente compresi,  i mutamenti della società che ci circonda.  I  personaggi creati dalla sua  sensibilità, se l’operazione riesce,  portano il lettore  a vivere il fenomeno, e lo costringono  a fermarsi e pensare. 

Nel suo ultimo libro, a Matteo Collura  questa operazione è riuscita: l’autore non ci fornisce soluzioni, ma ci pone magistralmente davanti agli occhi  uno degli aspetti del divenire di questa nostra società liquida, in cui le antiche certezze (rapporti familiari, stabilità del lavoro, tempi per vivere e tempi per morire)  stanno cambiando ed evolvendo in modo mutevole ed indefinito (e che forse non sarà nemmeno possibile  definire).

 

Il fuoco centrale del romanzo è puntato sulla vecchiaia. Senectus ipsa morbus, dicevano gli antichi, ma qui andiamo oltre: non si tratta solo della vecchiaia, ma di quella che per molti sta diventando la medicalizzazione della vecchiaia, che prolunga gli anni della vita senza dare qualità di vita a quegli anni.  Per questi uomini i giorni e le ore si trascinano in una  impotente attesa, che  trasforma la loro vecchiaia in una lunga e crudele solitudine, anche se   il vivere e il morire è diventata  una faccenda che non riguarda più solo loro.

 

MATTEO COLLURA:   

   Siciliano di Agrigento, lascia giovanissimo la Sicilia per trasferirsi al nord, a Padova e poi a Milano dove ha lavorato per molti anni come redattore della pagina culturale del Corriere della sera, e dove tutt’ora risiede.Giornalista, saggista, scrittore ha al suo attivo una multiforme produzione. Esordisce come scrittore nel 1978 con il romanzo “Associazione indigenti” che Italo Calvino giudicò un “Ottimo libro, da pubblicare subito” consigliandolo a Einaudi per la pubblicazione.E’ il biografo di Leonardo Sciascia, di cui fu intimo amico. Ricordo solo “Leonardo Sciascia. La memoria, il futuro”(1999); “Alfabeto eretico. Da Abbondio a Zolfo: 58 voci dell'opera di Sciascia per capire la Sicilia e il mondo d'oggi” (2002), ma soprattutto “Il maestro di Regalpetra – vita di Leonardo Sciascia” (1996), nel quale ha dipinto in modo magistrale e affettuoso il grande Maestro Siciliano, e che rimane il testo di riferimento per chi vuole avvicinarsi alla sua figura. Su Pirandello ha pubblicato “Il gioco delle parti, vita straordinaria di Luigi Pirandello”(2010), una interessantissima e dottissima biografia del grande commediografo. Sul problema della malattia mentale, dopo gli accenni al manicomio di Palermo in “Associazione indigenti”ha scritto “Perdersi in manicomio”(1993), uno sconvolgente libro fotografico con gli scatti di Tano Siracusa e Lillo Rizzo nel manicomio di Agrigento in cui, ora in forma narrativa ora saggistica, descrive la rimozione quasi totale del manicomio e dei suoi contenuti, operata dalla collettività su questi “scarti umani” che sono gli individui da manicomio. In “Qualcuno ha ucciso il generale” (2006), romanzo e saggio storico insieme, Collura, traendo spunto da “I vecchi e i giovani” (romanzo politico di Pirandello da lui citato più volte su una generazione passata dall'entusiasmo dell'epopea garibaldina, con i suoi ideali di libertà e giustizia, alla delusione dello stato sabaudo), analizza lo stesso periodo storico attraverso la vita e la morte misteriosa di Giovanni Corrao artigiano palermitano diventato capo dei «picciotti» che combatterono al fianco del generale Garibaldi. Due colpi di lupara pongono fine alla sua vita, e nessuno saprà mai perché Corrao sia stato ucciso, se su ordine di feudatari, sospettosi del «la terra ai contadini» sostenuta da Corrao, o su mandato di un clan mafioso. Precoce e quasi dimenticato, se non il primo (e pensiamo al mai chiarito naufragio di Stanislao Nievo che portava a Torino i resoconti finanziari della spedizione dei Mille), quello di Corrao è uno dei tanti irrisolti misteri che hanno punteggiato la storia dello stato unitario, dall’impresa garibaldina ai giorni nostri. 

 

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