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COOPERAZIONE SOCIALE

Sul FATTO QUOTIDIANO del 16 dic. 2014

ROMA: LA MAFIA CAPITALE FA FUORI LE COOPERATIVE ONESTE

Peccato, tristezza, rabbia a vedere ciò che va in scena a Roma e palazzi. Chi come me fondò nel 1972 la prima cooperativa nel manicomio di Trieste, insieme a 4/5 infermieri e uno psicologo ed ovviamente a Basaglia, per dare dignità e sostentamento agli internati-lavoratori non può che stare male e riflettere. Nel 1972 ci fu detto che non si poteva fare una cooperativa perché non c’era l’ oggetto economico. Non era sufficiente il lavoro non retribuito dei ricoverati, non contava! Invece senza quel lavoro i servizi essenziali dello psichiatrico si sarebbero trovati in default. Il lavoro, allora, come oggi conta poco, vale poco, vale la facilità di licenziamento e il sottocosto. La politica è la cerniera importante fra l’ordine simbolico e quello reale e fa apparire il reale accentuando o meno l’intensità del discorso che mette in campo. Allora come oggi hanno fatto di tutto utilizzando con disarmante faciloneria e stupidità la cosiddetta “ tecnicalità” per inverare il nuovo padrone. Imprenditore, manager, azienda sono stati i luoghi comuni e vincenti. Però celano il denominatore: profitto e l’ approfittarsi. Noi che volevamo la cooperazione strettamente legata al suo territorio di origine e basta, bilanci chiari, assemblee vere e partecipate anche dai non soci, albo degli enti cooperativi, analisi dei costi compresi quelli sociali per non scivolare nel depauperamento del pubblico siamo stati emarginati. Già nel 1987 la cooperativa Lavoratori Uniti Franco Basaglia dovette subire un duro attacco in nome del mercato e delle sue gare da entità legate alla Lega Cooperativa. Allora come oggi la politica ha dato attualità alla competizione e non certo alla cooperazione imponendo una cogenza normativa per far trionfare mercato, merce e sua accumulazione. Ha evitato le gare in nome del consociativismo come se esso fosse una forma di cooperazione e non di voto di scambio e di truffe. Così facendo ha ridotto la cooperazione a risultanza dell’andata/ritorno fra politica e criminalità, fra istituzioni (soggiogate) e preminenza di potere e identità. Forse con una nuova RES (impresa sociale a rete) potremo ancora dire qualche cosa…

Trieste, Augusto Debernardi

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