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UGO GUARINO: UNA GRANDE MOSTRA A TRIESTE ALL'INSEGNA DEL SEMPRE "NO AL MANICOMIO"


I TESTIMONI

(1* esposizione

al padiglione della ex direzione nel 1977 in occasione della pubblicizzazione del superamento del manicomio di trieste)

sculture realizzate con umilissimi materiali reperiti nella quotidianità dei reparti per dare forma a <robot-persone> ovvero i "pazienti".

foto scattata da c.erné

Fino all’11 ottobre continua la mostra di UGO GUARINO al Museo Revoltella di Trieste.

Ugo Guarino nasce a Trieste nel 1927. Pittore, grafico e scultore, espone in mostre in Europa e negli Stati Uniti. Dal 1963 al 1967 vive negli Stati Uniti (mi aveva raccontato che là aveva dipinto uno strip con la scritta “I love” per la sua compagna e che era stato processato e lui si era dichiarato disponibile a ristrutturare con la pittura il posto del ‘reato’ A.D.) e collabora con l'ANSA per cronaca d'arte e cronaca nera. Dal 1972 collabora con l'équipe di Franco Basaglia, per la chiusura dei manicomi e per l'apertura di centri di salute mentale territoriali. Mette la sua arte a disposizione del movimento di Psichiatria Democratica. Pubblica periodicamente su diversi quotidiani, da Il Piccolo a a Il Corriere della sera. Tra i sui libri, Cuore di Ugo Guarino (Milano Libri, 1968; prefazione di Dino Buzzati), La psicoanalisi di Ugo Guarino (Milano Libri, 1974; prefazione di Cesare Musatti), Viaggio nella Costituzione (Diki Books, 1979), Zitti e buoni! – Tecniche del controllo (Universale Feltrinelli, 1979; presentazione di Franca Ongaro Basaglia). L’Artista :Ugo Guarino esordisce come vignettista a Trieste sulle pagine del periodico “la Cittadella”, grazie all’incontro con Lino Carpinteri in occasione della quinta Mostra della caricatura nel 1948. Trasferitosi a Milano nel 1952, inizia a collaborare con “La Domenica del Corriere” e con altre testate legate al “Corriere della Sera”: conosce in questi anni Dino Buzzati, Alfonso Gatto ed Enzo Bettiza, con i quali instaura solidi legami amicali. Le sue opere vengono esposte in diverse mostre quali la personale del 1954, introdotta da Dino Buzzati, e la collettiva del 1955, a cui partecipano anche Lucio Fontana ed Enzo Mari. Nei primi anni Sessanta vive tra Milano e Parigi, prima del trasferimento negli Stati Uniti grazie a una borsa di studio universitaria presso la Fairleigh Dickinson University in New Jersey; l’esperienza culmina nel settembre del 1963 con una collettiva al Riverside Museum di New York. Il rientro in Italia alla fine degli anni Sessanta coincide con l’intensificarsi della ricerca artistica in ambito scultoreo. Con scocche di motocicletta reperite presso le Officine meccaniche Tebaldi di Monza, Guarino realizza imponenti automi che saranno esposti nel 1972 presso la Galleria Schubert di Milano. Nel corso dello stesso anno inizia a collaborare con Franco Basaglia presso l’ospedale psichiatrico di Trieste, al cui interno dà vita ai Collettivi Arcobaleno, laboratori di arti applicate: le opere realizzate dai ricoverati vengono affiancati alle opere di artisti triestini nella mostra “Insieme” presso l’osteria “Le cinque porte”. Il “modulo arcobaleno” sarà esportato nelle scuole e nelle fabbriche attraverso corsi di “libere espressioni” rivolti a studenti e lavoratori. In questi anni si rende ancor più esplicita nell’opera di Guarino l’indissolubilità del legame tra dimensione dell’impegno e ricerca artistica: è del 1974 la realizzazione del monumento al generale Bava-Beccaris, ironicamente dedicato "ai vecchi e nuovi repressori", in collaborazione con il collettivo teatrale di Dario Fo e Franca Rame. Nel 1975 sono esposti a Trieste “I Testimoni”, sculture in legno realizzate con i vecchi mobili e gli infissi non più in uso dell’ospedale psichiatrico, a denuncia della condizione degli internati nell’istituzione manicomiale. Nella seconda metà degli anni settanta ricomincia a collaborare con il “Corriere della Sera”, realizzando illustrazioni e collage per diversi inserti del giornale: nei decenni successivi le sue vignette si configureranno come elemento caratterizzante delle rubriche “La stanza di Montanelli” e “Lettere al Corriere”. (testo di Silvia Magistrali, Francesca Tramma)

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