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FARMACI: a Rischio nel Terzo Millennio

Per gli europei è stato piuttosto facile definirsi “Je suis Charlie” . Sembra impossibile riconoscersi e definirsi “Je suis Syrien”. Per non dire égiptien specie dopo quello che hanno fatto a Giulio Regeni. Ma anche definirsi col nome di quella mamma che ha tanto timore del futuro per suo figlio affetto da una malattia autoimmune è pressochhé impossibile. E' difficile prendere coscienza senza quell’esercizio consigliato da Hanna Arendt di ritornare sui propri pensieri e sulle proprie azioni mediante un dialogo con se stessi - cosa che ci porta a sviluppare una morale - ed uno sguardo all’etica attraverso il rapporto/dialogo con gli altri. Per evitare di prendersela sempre e solo con i passeggeri di terza classe quando la barca non va, come ci è dato vedere e sentire da parte delle cosiddette élites con potere. Ma ormai siamo in balia delle loro concezioni che mirano al comunismo della miseria. E all'orizzonte italiano si annunciano ridimensionamenti delle pensioni di reversibilità nonostante le chiacchiere sul valore della famiglia e del matrimonio.

Vediamo cosa bolle nel settore farmaceutico come ben narra HealthDesk del 15 febb.

In questi giorni in Egitto molti malati di cancro muoiono accompagnati da atroci sofferenze. In tutto il paese manca la morfina. Ci sono altri farmaci che però sono ‘costosi’ e dunque difficilmente accessibili. Acquistare farmaci in una farmacia a Caracas può essere molto pericoloso: si viene rapinati dei prodotti. I farmaci sono razionati. Più o meno stessa cosa in Nigeria, in Zimbabwe. Robe da terzo mondi penserete! No-no. Anche negli USA in certi pronto soccorso si addotta lo stile militare: farmaci solo a chi è ad alto rischio emorragico, ad esempio. Una guida dice: il farmaco va dato a chi ha maggiori chance di sopravvivenza e a chi ne può trarre i maggiori vantaggi. (sic) Per gli altri: che Dio la mandi buona. E i medici sono costretti a lavorare in serie difficoltà; stress e burn-out sono frequenti. E poi con il condizionamento si accetta di selfizzarsi come “onnipotente”, una autorappresentazione distante dalla realtà. Le falle del sistema sono notevoli e spesso queste falle sono il prodotto degli allarmi lanciati sui rischi collaterali dei farmaci. Per evitare grane i produttori scelgono di limitare la produzione o sospenderla. Poi, alcune volte, basta la indisponibilità di un composto aggiuntivo, financo un gel, per bloccare la produzione. "La necessità di garantire la qualità, la globalizzazione, l'abbassamento dei prezzi: tutto rema verso la carenza sistematica". Basta un allarme in un remoto paese per vedere diminuire drasticamente le scorte di un farmaco a Berlino o a Roma. Eccoci verso prezzi esorbitanti per quei farmaci che hanno i brevetti e che devono soddisfare le royalties dei diritti intellettuali. Sempre di profitti si tratta. La ricetta dell’Oms sarà quella di studiare gli andamenti della domanda per organizzare “just in time” degli stock di sicurezza. “Just in time” delle scorte di magazzino (a fronte della penuria)!!

In Italia a fronte di carenze di farmaci è attiva l’Agenzia del Farmaco: AIFA.

In Europa Oltre l'86% dei farmacisti ospedalieri europei ha difficoltà nel reperire medicinali. Anche oncologici e cardiovascolari. Il 66% segnala questo come un problema quotidiano o settimanale. I farmaci maggiormente coinvolti dal fenomeno sono quelli per combattere le infezioni (57%), contro il cancro (55%) e per le emergenze (30,4%). L'Italia è tra i paesi con le più gravi carenze di farmaci per patologie cardiovascolari (oltre il 60%). E' quanto emerge dal rapporto dell'Eahp che ha intervistato oltre 600 farmacisti ospedalieri di 36 diversi paesi europei.

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