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SIAMO PROPRIO SICURI CHE LE "AZIENDE" SANITARIE SIANO IL MASSIMO?

La Suprema CORTE di CASSAZIONE ribadisce l’obbligo della gratuità delle prestazioni sanitarie ed assistenziali

per i malati con gravi patologie mentali

Repetita juvant. La Suprema Corte ha ribadito l’obbligo a carico delle Asl di tenere salvi i malati e le loro famiglie dalle spese quando queste siano, per legge, a carico del solo Servizio Sanitario Nazionale. Grazie a Konsumer Italia lo veniamo a sapere.

Nella recentissima sentenza n. 22.776/16 pubblicata il 9 novembre 2016, la Cassazione ha infatti ribadito che non si possono ripartire le spese in “quota a rilievo sanitario e quota a rilievo sociale” (come sostenuto da un’Asl veneta) e che le stesse gravano sul SSN.

“La Suprema Corte ha ribaltato la decisione del Tribunale di Bassano del Grappa e poi della Corte d’Appello di Venezia che respingevano la domanda dei parenti di una persona affetta da grave ritardo mentale, i quali chiedevano alla Asl la restituzione di quanto indebitamente versato per mantenere il parente in una residenza protetta sotto cura farmacologica” spiega l’avv. Augusto Truzzi, Presidente Provinciale di Konsumer Trieste, il quale ha espresso grande soddisfazione “La Cassazione ha ribadito il principio, anche sulla base della legislazione europea, del diritto alla salute per tutti, anche per chi non ha mezzi sufficienti”.

Chiosa il Presidente Nazionale Konsumer Italia Fabrizio Premuti “La Corte ha sancito un punto fondamentale. Del resto, pagare le tasse ha un senso se e quando il contributo dei cittadini viene trasformato in servizi per la collettività e salvaguardia dei diritti fondamentali di ciascuno: in questo caso, parliamo del diritto delle famiglie di malati con gravi patologie mentali alla gratuità delle cure da parte del Servizio Sanitario Nazionale”.

Insomma: ci voleva una sentenza della Corte di Cassazione per ribadire il principio della Costituzione stabilito dall' art. 32 che stabilisce il diritto alla salute definendolo un diritto fondamentale dell’individuo.Così recita il I° comma dell’art. 32, ad esso interamente dedicato. E' vero, è un articolo complesso perché dice che gli indigenti non devono pagare. Lì si gioca una partita con vari cavilli. (magari si sarebbe potuto definire meglio questa affermazione, aggiornandola, modificandola ai tempi anzichè riformare la costituzione togliendo potere al popolo sempre meno sovrano). E, proprio per questo principioi nessuno, se può, si sottrae al ticket nè chiede il cittadino ammalato non debba contribuire affatto (magari facendo godere la sua pensione ad altri familiari o parenti anziché versarla in parte all'ente sanitario che lo cura) ma altra cosa è chiedere ai familiare di pagare loro stessi tutto quanto! Si vede che i vari medici, direttori, infermieri, avvocati vari e anche magistrati si sono un po' “distratti”. E si vede anche che con la qualifica di "azienda sanitaria" il principale obiettivo saniatrio diventa il bilancio e non l'esito di ciò che fa (cure). Forse ha proprio ragione Gino Strada che con la sua pervicacia ricorda che la sanità non è azienda. E aggiungiamo che: i medici assunti dal Servizio Sanitario Nazionale dovrebbero lavorare nel pubblico e basta. Le cure fornite da enti privati, tali dovrebbero essere e non diventare "convenzionati". Gli acquisti dovrebbero essere fatti da centrali uniche e a prezzi standard. Per i farmaci si dovrebbe implementare l'istituto farmacoterapico italiano (dello stato) per produrre quelle medicine che l'avidità di profitto fa entrare nel mercato parallelo togliendoli a chi ne ha bisogno. Un po' di radicalità per avere meno spese e più efficacia. .

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